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Acauq sporca
di Giancarlo cobite
Seduto in
in riva ad un fiume di pianura un pescatore mezzo addormentato aspettava
l'alba. Sognava acque pure e sorgive e baie tropicali blu incanto, laghi
verde smeraldo e pesci in quantità.
L'alba splendida come sempre inondò di luce la terra.
Il pescatore gustò quel miracolo naturale poi abbassò lo sguardo sull'acqua
del fiume.
Sporca gli appariva, ogni genere di feccia trasportava.
Deluso si alzò, s'avvicino alla riva sputò dentro al fiume e con astio
disse:
"Di' acqua, sei sporca, lurida, inquinata, ma non ti lavi mai?"
L'alba, non ancora completamente passata sentì questa strana domanda e
allora decise di creare una magia.
I vapori che aleggiavano sopra il fiume presero la forma di una bellissima
donna senza alcun velo. Volto fresco di fanciulla appena fatta donna, occhi
azzurri come acqua di fonte, capelli come l'aurora che scendevano in cascata
fino ai piedi, pelle rosea e forme sinuose ed invitanti. Un fresco profumo
di fiori si sparse nell'aria.
Bella come mai quadro fu dipinto, inebriate e sensuale sulla superficie del
fiume camminava.
Al pescatore si fermò il cuore, stralunò gli occhi e pensò di essere in
paradiso.
Lei lo guardò con dolcezza e disse:
"Così ero prima della nascita dell'umanità."
Poi per incanto comincio a trasformarsi in donna matura, bella piacente
ancora soda, la sua pelle abbronzata, le sue forme tornite e per questo più
invitanti, sprizzava una sessualità incommensurabile. Il cuore del pescatore
accelerò all'inverosimile, il suo sangue ribolle, incontrollato il suo
attributo crebbe fino a fargli male. Cominciò a sudare e pensò di svenire.
La donna ancheggiando ancor più gli si avvicinò, gli sorrise e con voce
invitante disse:
"Così ero fino ad un secolo fa, mio bel pescatore".
Rapidamente invecchiò, ma era ancora bella, piacente. Poi mutò e diventò
brutta, repellente. Ogni cosa schifosa ricopriva il suo corpo, rughe
ovunque, rogna, piaghe. Solo gli occhi rimanevano belli, color di un cielo
limpido, profondi. Il profumo di fiori si tramutò in puzza.
La vecchia accennò egualmente ad un sorriso e disse con voce gentile ma
roca:
"Così mi avete ridotto voi, uomini sapienti"
E incomincio ad immergersi. Il pescatore senti violenti contrazioni allo
stomaco, gli faceva male
ma non riuscì a staccare lo sguardo da quell'essere immondo. Prima di
scomparire del tutto nell'acqua i due sguardi s'incontrarono e fu un istante
infinito. Immagini veloci passarono direttamente nell'animo del pescatore
che rivisse la storia dell'ultimo secolo della natura.
Poi finalmente svenne.
Lo ritrovò ancora svenuto quel dormiglione di Beppe, suo amico di pesca.
Preoccupato gli versò addosso l'acqua della borraccia, lo scosse e lo chiamò
per nome più volte. Il pescatore si svegliò, si guadò intorno, sentì ancora
un residuo di puzza e si mise a piangere singhiozzando come un bambino.
L'amico suo cercò di consolarlo, ma non capiva niente. Pian piano il
pescatore tornò in se, poi con gli occhi ancor pieni di lacrime prese le sue
cose e disse al suo stupito amico:
"Andiamo a casa Beppe, abbiamo qualcosa d'importante da fare".
...
3 Agosto2000
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