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IL RE DEL FIUME
Dall'alto
dell'argine destro del Brenta osservo il lento passare
dell'acqua ormai resa chiara e quasi trasparente
dall'abbassamento della temperatura. Un martin pescatore
sfreccia velocissimo sfiorando la verde superficie: è un
lampo blu metallizzato che rapidamente scompare
nascondendosi in un giallo cespuglio rasente l'acqua.
A lungo ho aspettato questo momento, ma ora, finalmente,
mi aspettava un'intera settimana da dedicare
esclusivamente alla pesca al luccio.
La mattina è ancora fresca ma il sole, pur basso
sull'orizzonte, preannuncia una tiepida giornata; una di
quelle ti fa sentire un dolce tepore sul viso, ti rende
allegro e ti fa godere queste ore passate all'aria
aperta.
Negli anni passati avevo potuto vedere ed agganciare in
queste profonde buche pochi ma eccezionali luci ed ora mi
preparavo a passare un'intera settimana sulle rive di
questo generoso fiume sperando che il periodo fosse
sufficiente per poter incrociare un bel esemplare. Già
avevo avuto questa fortuna due anni prima quando avevo
ferrato e portato a riva un magnifico luccio di oltre un
metro e venti, peccato che poi nel trasportarlo su per il
ripido argine e a causa dello sfondamento del guadino,
fosse scivolato giù verso l'acqua senza lasciarmi
nemmeno il tempo di fotografarlo.
La buca, profonda oltre otto metri, era stata fatta da
una bomba sganciata dagli americani durante l'ultima
guerra che, sbagliando il ponte, aveva colpito il letto
del fiume in un punto formato da dura argilla. Si è
mantenuta fino ad oggi, ma ora, a vale dove il dislivello
è più dolce, un'ampia e alta fetta di argine si era
staccato ed era scivolato nel letto del fiume ed aveva
trascinato con se terriccio ed alberi. Il più vicino a
riva di questi ultimi, un magnifico ontano, si erge
dall'acqua ancora maestoso, e nonostante la stagione fa
bella mostra delle magnifiche foglie, ancora presenti
anche sui rami sommersi.
Scendo in riva al fiume e mentre monto la canna penso con
quale esca cominciare. La scelta cade sull'immancabile
Martin da 20 grammi reduce da tante avventure. Eseguo
tiri lunghi verso vale e verso il centro del fiume, dove
so che il fondo risale fino a portarsi al normale livello
di un paio di metri. Recupero lentamente, sfiorando
l'ontano e i massi che si intravedono sotto la
superficie.
Dopo tre tiri, penso che vicino alla riva, proprio dove
il fiume è più profondo, sto forse recuperando troppo
alto.
Mi viene allora l'idea di montare un Ardito squamato
della Simplex, che posso lasciar scendere bene in
profondità prima di recuperare lentamente. Questo
artificiale ha il pregio di oscillare anche quando lo si
lascia scendere giù, esplicando così un'ottima azione
adescante. Eseguo ancora due lanci; il recupero avviene
lento e alternato a pause che servono all'artificiale per
guadagnare profondità. Una pausa davanti all'ontano, un
breve recupero, ancora una pausa per lasciar scendere
l'ondulante proprio davanti ai massi che sostengono la
riva, successivo recupero, ma ... l'artificiale e'
bloccato!
Maledizione! Questa volta ho esagerato ed ho agganciato
il solito ramo nascosto o mi sono incastrato tra i massi.
Tendo il filo per assaggiare l'ostacolo e ... l'ostacolo
si muove. Ansi se ne va proprio! E con dei maestosi colpi
di coda guadagna il centro del fiume. Tendo ancora di
più il filo, do la ferrata e alzo la canna nel tentativo
di ostacolare il movimento del bestione che sentita la
differenza ora si arrabbia e parte con uno scatto
velocissimo. E' assolutamente intrattenibile!
La frizione fa il suo dovere e si sente un leggero ronzio
mentre il filo esce dall'ottimo mulinello . La fuga
finisce presto e iniziano dei potenti colpi, si sente il
bestione contorcersi nel tentativo di sganciarsi. Dal
comportamento e dalla forza si capisce subito che deve
trattarsi di un grosso luccio.
Visto che ha guadagnato il centro del fiume, per ora non
cerco di recuperarlo ma solo di tenerlo bene in tiro e di
ostacolarlo se tentasse di allontanarsi troppo.
Osservo la posizione presa dalla canna, devo evitare di
spostarla troppo all'indietro. Intanto il luccio si sta
dibattendo ancora con tenacia, ma ho l'impressione che si
sia spostato verso la superficie.
Improvvisamente parte con un altro potentissimo scatto,
la canna s'incurva al massimo, il filo si tende, la
frizione si fa sentire, e l'esocide punta deciso verso
monte, in direzione del punto più fondo della buca.
Alzo ancora la canna, ma sembra che ora non abbia nessun
effetto poiché il luccio continua la sua velocissima
corsa. Il braccio comincia a stancarsi e una vecchia
ferita ormai dimenticata si fa sentire, ma per ora tengo
duro, finché tira con questa forza non ho il coraggio di
cambiare mano.
Finalmente si calma: deve aver raggiunto il punto più
profondo e non sa più dove andare. Continua a
contorcersi ma più lentamente di prima.
Ne approfitto per cambiare di mano la canna e mi sento
oltremodo impacciato, riesco comunque a tenere teso il
filo mentre agito il braccio destro nel tentativo di
recuperare un po' di forza.
All'improvviso sento il filo allentarsi, allora riporto
velocemente la canna sulla destra e comincio a
recuperare. Il braccio ora funziona meglio. Tendo al
massimo il filo spostando all'indietro la canna poi
nell'abbassarla recupero velocemente.
A forza di recuperare, il luccio pur contorcendosi, sale
verso la superficie ed io scruto con estrema attenzione
l'acqua nel punto in cui dovrebbe apparire.
Eccolo, Sembra enorme !
Sento l'emozione impadronirsi di me! Il cuore batte
violentemente e le ginocchia cominciano a tremare!
Cerco di respirare a fondo per riprendere in controllo
mentre il bestione riacquista un po' di profondità e
scompare dalla vista. Non ritengo sia il caso di forzarlo
più di tanto per non portarlo troppo vicino alla riva
quando è ancora pieno di energie, potrebbe incagliarsi
nei massi o negli alberi che la recente piena ha
ribaltato nel fiume.
Intanto ne approfitto per prendere la canna con due mani
e scaricare un po' il braccio destro che risente di nuovo
della fatica. Il luccio continua a contorcersi, ma non
guadagna più un metro di filo: si sta stancando anche
lui. Dopo un po' sento che la sua reazione è più debole
e allora decido di recuperarlo. Con lo stesso sistema di
prima e, senza toccare la frizione, incomincio il
recupero. Piano piano lo porto di nuovo vicino alla
superficie e verso riva. Intanto do un'occhiata al
guadino che sta ben disteso dietro di me: sembra tutto a
posto.
Improvvisamente, quando sembrava ormai privo di forze, il
luccio parte per un'altra intrattenibile fuga! Punta
deciso verso l'ontano. Capisco le sue intenzioni e allora
sollevo la canna sopra la testa sorreggendola con tutte
due le manie e, nel tentativo di portarla ancora più in
alto, mi alzo sulla punta dei piedi. La manovra ha
successo e, ad un solo metro dall'albero, il luccio
sbanda improvvisamente deviando veloce verso riva. Lo
sento urtare contro i massi, ma sicuramente è stato un
urto casuale e non un ulteriore tentativo di fuga.
Si dibatte ancora, ma molto più lentamente, poi, esausto
si lascia recuperare senza più nessun movimento; si
rivolta e mostra il bianco della pancia. Se ben conosco
l'esocide non farà più nessun tentativo di fuga. Ora
diventa comoda la lieve discesa verso l'acqua che mi ero
preparato prima, perché mi permette di guadinare con
tutta calma il bestione facendolo scivolare di testa
dentro alla rette nuova. Alzo l'archetto del mulinello e
appoggio a terra la canna, recupero poi il guadino e
prendendo con le mani i ferri sollevo il luccio fuori dal
suo elemento naturale e lo porto sullo spiazzo lontano
dalla riva. Durante la manovra l'ancoretta si sgancia da
sola dalla grande bocca del bestione e cade a terra.
Lo vedo per la prima volta in tutta la sua grandezza: è
maestoso ma a me sembra enorme! Sono come allibito,
frastornato, le gambe sembrano mollicce e il cuore una
mitraglia: l'emozione è al massimo.
Cerco di stimarlo: è lungo più di un metro, peserà sui
dieci chili, ha una magnifica livrea intensamente
colorata e le pinne sono rosse sangue dallo sforzo.
Allora do sfogo alla tensione accumulata emettendo
potenti urla che violentano il silenzio che mi circonda.
Ora il sole, pur basso all'orizzonte, riesce a far
sentire sulle guance la sua dolce carezza. È proprio una
bella giornata da ricordare bene, una di quelle piena di
gratificanti emozioni che si vivono poche volte nella
vita.
Il mondo mi sembra bellissimo e ringrazio il mio fiume
per il dono che mi ha fatto.
Questa avventura, assolutamente
reale, ha segnato un punto di svolta nella mia vita di
pescatore. Da allora ho abbandonato definitivamente gli
altri tipi di pesca per dedicarmi alla sola pesca con
esche artificiali. Da allora, con l'aiuto di molti amici
di un club di pesca a spinning con i quali condivido
ancora la gioia di quei magici momenti, ho sottratto
tempo alla pesca per dedicarlo alla difesa dell'esocide e
di altre specie che ora, in queste stesse acque, stanno
diventando sempre più rare.
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