Fiordineve
Maria Antonietta Mantovani
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Poesie


Parlami di te Mimosa
Eppure ho visto la luna
La fine
Pura sinfonia
Il sole mi amò
Era inutile il mio personaggio
Lascerò l'uscio spalancato
Ragazzo mio
10 agosto
Come fanno i pesci a non imazzire?
Cercavo il nostro amore tra ciglia bagnate
Danzando sotto la luna
Se fosse oggi la mia fermata
Ragazzi di ieri

Raccontini

Omicidio perfetto
1,2,3,4,5,6,7
La stella
Il caro estinto ringrazia
Lei & lei
Che m'importa



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Parlami di te Mimosa
di fiordineve


Parlami di te, Mimosa
tu che porti nel cuore
segreti dolorosi
e solarità giocosa
tu che abiti nel cuore dei fiori
saprò ascoltare la bimba che eri
la donna che sei

Parlami di te, Mimosa
raccontami di ruscelli
che scendono da montagne innevate
di prati verdeggianti
di alberi sotto cui sostare
per ascoltare il silenzio
tra le note fiorite
del volo di libellule.


Parlami di te, Mimosa
manderemo aquiloni nel cielo
rideremo di nulla
giocheremo con rami di betulle
assisteremo al volo audace
di un'aquila reale
alla timidezza degli scoiattoli
al musetto curioso di marmotte
che, come noi, si svegliano
dal letargo, donando amore.



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Eppure ho visto la luna
di fiordineve


Nascono nel buio
nelle sere senza luci
come questa,
odore di erba bagnata,
le troppe lacrime
cadute da angeli sperduti,
idoli di terra
rifiutano le loro ali.

Ho cercato l'amore
mi è stato tolto
come un passero
volo sfinita in cerca
di cibo per alzarmi ancora.
Eppure
in una notte come questa
io ho visto la luna splendente.....
o forse era solo
la visione di una lampada
che si riflette
sul vetro
di una finestra
chiusa.




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La fine
di fiordineve

Movimenti appannati,
osservare i polmoni
che pompano aria
è tremendo sforzo.
Distesa sul letto
non desiderio aiuto,
resto a guardare
il buio che come
un boa mi stritola.
E' dolce lasciarsi cullare
dal lento stillicidio
del sangue che corre
lontano dal mio corpo
laddove le vene ho reciso.




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Pura sinfonia
di fiordineve


La pura sinfonia
ascoltala ora,
non suona sempre.

Lo senti il mormorìo del ruscello?
Le sue acque limpide
cullano i massi levigati
dalle mille volte
che l'acqua li bagna.
Senti la brezza carezzevole,
sul tuo viso bagnato
da un dolore mai sopito?
Cammina a piedi nudi,
sulla terra appena arata,
ti trasmetterà
vibrazioni
così intense che piangerai di gioia.
La canzone che canta
il sole quando si sveglia
ed abbraccia tutto il mondo
col suo calore;
la luna e le stelle
lo accompagnano e sono inni alla vita.

Il suono impetuoso del vento
che spazza e allontana le nubi
dal tuo domani.
La ninnananna che una madre
intona al suo bambino;
le parole d'amore
che gli innamorati si scambiano;
l'incessante cinguettìo
degli uccellini festosi
che cantano tra loro.

Le foglie danzanti
che cadono sul suolo,
brullo, colorandolo,
inseguono una musica.
Questa è la pura sinfonia,
la puoi ascoltare,
stando in silenzio
e vivendo ogni giorno
come fosse l'ultimo.



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Il sole mi amò
di fiordineve


Mi tuffai nella laguna,
limpida, dolce e chiara;
vi buttai fiori di pesco e melograno,
mughetti e lavanda.
Nuda,
immersi il mio corpo
e lavai i miei lunghi capelli.
Lasciai galleggiare
anche le mie ansie,
sì che la corrente
le potesse trasportare lontano,
verso il mare.
I miei seni turgidi,
le mie cosce toniche,
il mio triangolo,
tutto si unì all'acqua purificante.
Mi distesi sull'erba,
morbida e vellutata,
sparsi i lunghi capelli
come ventaglio di piume.
I raggi del sole,
mi chiesero amore,
non li fermai,
e sotto azzurri cieli e
lune sornione,
facemmo l'amore.

L'astro, più caldo,
entrò con le sue lunghe dita,
esplorò ogni parte
del mio essere.
Mentre una cascatella,
capricciosa,
cantò con le ninfe dei laghi
ed i folletti del bosco
che, curiosi, tutto osservavano.
Giocai anch'io con loro,
con elfi, gnomi e fate:
nuda, senza pudore,
ma in simbiosi con la natura.



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Era inutile il mio personaggio
di fiordineve


Sono nato quando un romanziere
scrisse per la prima volta il mio nome
non avevo il ruolo del protagonista,
nemmeno quello di una comparsa,
quel nome datomi era scritto una volta sola
era inutile il mio personaggio.

Ho molto amato e ho sofferto troppo
mi hanno troppo amato e ho fatto soffrire io
sono un bastardo che non cerca legami,
pure se mi sento solo
allora prendo un'armonica e suono
una nenia straziante
come le lacrime di una notte d'agosto.

Non so chi sono né come vivrò
non sono queste le convenzioni
che faranno di me uno simile a te
cerco solo il senso della vita
mi affogo nei boccali di birra
in qualche lercio bar di periferia
fino a che sfiduciato e agonizzante
prendo la mia vita e la porto lontano
perchè sono stanco di uccidermi per vivere.



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Lascerò l'uscio spalancato
di fiordineve


Nella casa dei glicini
ho colto un lampo d'amore
era solo per me quel sorriso
arrivava da un pellegrino
senza casa né lavoro.
Ho aperto la porta
l'ho accolto nel mio letto,
ho riscaldato i suoi tremori,
lavato le sue ferite
rifocillato la sua fame.

In quella casa ho trovato
uno come me che aveva perso la via
gliel'ho indicata ed ora,
anche se mi ha lasciata,
piango per quello
che avrebbe potuto essere e non è.

Lascerò l'uscio spalancato,
tra i glicini
perchè quell'effluvio di profumi
giunga a chiunque
si perda tra la brughiera.



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Ragazzo mio
di fiordineve

Ragazzo mio,
conosciuto nel periodo
della giovane età
e diventato uomo
troppo frettolosamente.
Non ho mai voluto
che imparassi
versi di poesie a memoria,
ti ho lasciato
libero di imparare
date di nascita e di morte
di scrittori famosi,
non badavo a ciò che dicevi
nei periodi più duri della crescita.
Ti ho aiutato a diventare grande,
a credere nei valori
fondamentali della vita,
che sono ben pochi a pensarci.
Ho voluto fossi te stesso,
che ragionassi da solo,
seguendoti da lontano
perchè non ti creassi falsi miti
o eroi di cartapesta.
Ho pianto con te per
le disavventure sentimentali,
per i dolori che la vita
ti stava porgendo su piatti d'argento.
Ecco, vorrei che quello
che ti ho insegnato fosse solo questo:
amare senza timore di essere frainteso,
con coraggio tendere la mano
a chi ha bisogno del tuo aiuto.
Libertà e pace sono i miei ideali,
li hai tenuti stretti
o li hai gettati al vento del Nord?
Ragazzo mio,
uno dei tanti che ho conosciuto,
fragile e duro, tenero e così indipendente:
non cambiare la tua identità,
sii come sei fino all'ultimo dei tuoi giorni;
se altri vorranno poesie a memoria
e inchini e riverenze,
sappi che la strada che stai percorrendo
non è quella che ti ho indicato io.



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10 agosto
di fiordineve


Era molto tempo fa
troppo tempo fa
quando anch'io guardavo
a quel cielo
sperando che una stella
potesse esaudire
un minuscolo sogno;
ora, vecchia e sfiduciata,
non alzo nemmeno gli occhi
verso quella coltre
che non mi ha mai protetta.
Voi, giovani, con i desideri
ancora intatti dentro
fate il gioco della speranza,
la vita è davanti a voi
io ho solo tanti giorni dietro
ore da contare a minuti davanti
e stelle sul mio cammino
non ne ho viste quasi mai.



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Come faranno i pesci
a non impazzire?

di fiordineve


Maledetta notte che mi graffi
con le dita delle stelle,
mica è vero cheil mare non s'annoia mai;
qui quasi addormentata
cerco un sollievo al tedio
stanca di sentire rumore d'acqua,
sale che mi nutre le nari,
monti che lampeggiano come semafori.
Una notte così vorrei essere nulla,
tanto nulla sono già,musica, suono assordante,
nemmeno lei allevia lo stridore
dei miei denti che azzannano
la solitudine dell'anima.

Come faranno i pesci a non impazzire?



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Cercavo il nostro amore
tra ciglia bagnate

di fiordineve


Ti ho preparato la valigia,
dovevi andartene dalla mia vita,
le mie lacrime si sono confuse colle tue;
avrei voluto fermarti,
cercavo il nostro amore
tra le ciglia bagnate.
Perfetti come due estranei
"scusa, prego, vuoi?"
e poi "grazie se non ti serve",
cosa non mi serve?
Agganciavo le labbra
tra i denti fino a farle sanguinare
ed era il mio cuore che si spaccava.
Era mio il sangue che macchiava
quel tappeto su cui ci siamo amati;
dove sei finito,
com'è finito
tutto quel gridare il tuo nome,
sentirmi tua,
orgogliosa di esserlo,
fino in fondo
e amarti tanto
da annullarmi in te?
Un pezzo di carta
e non sono più tua moglie
e gli anni passati sono cancellati,
eppure vorrei ripartire
ancora con te per vedere
di cambiare quel film
che è stato il nostro matrimonio.



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Danzando sotto la luna
di fiordineve


Danzando sotto la luna
ho coniato simboli
che solo il vento
mi narrava;
usato parole
che la Natura
esprimeva coi fiori;
inventato occhi diversi
per svelare
il mio ballo segreto.
Rimato con frasi
giocato con tessere
di farfalle
incastonate a gemme di gelsomini,
la risacca del mare
è stata la musica amata
che mi ha coinvolta
in danze sensuali.
Danzando sotto la luna
ho notato libellule
volteggiare
armonia di nuvole
tramonti di arcobaleni
e voglia di sentirmi
parte di una poesia.



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Se fosse oggi la mia fermata
di fiordineve


Non so quando sarà la mia fermata,
il costo del biglietto mi è costato molto,
strada ne ho percorsa,
se fosse oggi non mi lamenterei.
Con quel che ho pagato
potrei viaggiare in prima classe
una crociera lussuosa
attorno al mondo,
se fosse oggi la mia fermata
capirei di non avere vissuto invano
perchè saprò, dopo,
che tutto avrà un senso
che ora non conosco
e che non m'importa di conoscere.
Poche le stelle luminose nel mio cielo
anche se quelle che ho sono le più scintillanti
ho corso inutilmente per raggiunger il nulla,
ho cantato a squarciagola per sconfiggere la paura;
ho scritto canzoni che canterò solo io,
ma non mi lamento,
bene o male è questa la vita mia.



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Ragazzi di ieri
di fiordineve


Abbiamo tutti
un album di fotografie
in bianco e nero
da riguardare,
una musica che ci fa sognare
la nostra gioventù,
una lettera scritta
e mai spedita
ad un amore che
è volato via,
ci credevamo eterni
eravamo noi ragazzi di ieri
che si immaginavano eroi,
un falò in riva al mare
il primo bacio
col fiato sospeso;
e poi la vita
ci ha cambiato
e le delusioni
ci hanno tolto
la luce dagli occhi.




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Omicidio perfetto
di fiordineve

Avevo programmato tutto da tempo; ed ora finalmente c'ero riuscita, il cadavere era lì, lo avevo ucciso io.
Mi sentivo pienamente soddisfatta; quanti omicidi rimangono insoluti? Questo sarebbe stato uno di quelli, conoscevo le abitudini, i suoi pensieri, i movimenti e ne avevo approfittato per introdurmi nella sua casa.
Jeans e maglione nero, come si addice a un dark lady, nike dalle suola levigate per non risalire alla marca che non lasciavano impronte, guanti di lattice, ma sotto avevo usato un liquido colloso per nascondere le impronte digitali, si ero proprio in gamba.
Non avevo nemmeno avuto bisogno di sporcare, un colpo di karate e il collo si era spezzato con un crack che sembrava melodia alle mie orecchie.
Sapevo con precisione quando colpire la vittima, era talmente chiara per me la sua mente subdola e cattiva, meritava solo che qualcuno la facesse fuori, io ero mandata dal destino, ne ero sicura; come mi disturbavano quei piagnistei, la melensa sfacciataggine di supplicare amore, i suoi sensi di colpa, non parliamo delle sue paure..... cielo, ma chi ce l'avrebbe fatta a sopportare una persona così?
Forse, se avessi raccontato tutto ai giornali, ne avrei ricavato un bel gruzzolo; già vedevo i titoli a caratteri cubitali, le interviste in Tv.... no, meglio stare zitta, l'anonimato poteva sempre farmi comodo.
La stanza in penombra, era così intima e rassicurante, la conoscevo alla perfezione, solo quell'essere stonava, col collo piegato come il gambo di un fiore dopo una tempesta; ma non mi preoccupavo: ormai era un cadavere, non mi avrebbe fatto alcun male, non avrei corso più alcun pericolo; lo avevo neutralizzato.
Cercai tra i cd un brano degli U2, mi davano la carica, anche se l'adrenalina era alle stelle.Libera, ero liberaaaa, dopo tanto, e per sempre sarei tornata a vivere senza la gabbia. Un' ultima occhiata alla stanza, poi in un impeto di rabbia, girai con un calcio il cadavere....... a terra, col collo spezzato, era la mia faccia che mi guardava, erano i miei occhi che fissavano i miei.
Avevo ucciso me stessa.
Ma che importava, ero libera, finalmente!



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1,2,3,4,5,6,7
di fiordineve


La donna stava abbandonata sulla sedia, lo sguardo vacuo di chi nulla ha da perdere; l'età indefinibile, sul viso gonfio dagli psicofarmaci, si poteva scorgere, forse, un lampo di gioventù ancora da vivere, ma gli abiti avevano bisogno di una ripulita, così pure i capelli che scendevano sulle spalle piegate, in un mesto abbraccio cadente.
Misurava contando: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, i passi che la dividevano dalla cucina; ogni volta contava, ogni volta riabbassava gli occhi; eppure doveva alzarsi, il pranzo era ancora da preparare, tra qualche ora la famiglia sarebbe tornata, come si sarebbe giustificata?
Ancora 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, troppi, lo sapeva che erano troppi 7 passi, non ce l'avrebbe mai fatta, lo sentiva; ormai sarebbe stata la fine, sarebbe crollata a terra piangendo terrorizzata.
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, disperatamente voleva alzarsi ma le sue forze l'abbandonavano, il solo pensarlo le causava gocce di sudore misto a terrore.
Pensava a quale scusa trovare per i suoi, a chi chiedere aiuto, si sentiva intrappolata in quella mente che non comandava più il corpo.
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7: il coltello era lì vicino, lei era terrorizzata dai coltelli, ora sentiva che era l'unico amico che avesse.Lentamente si tagliò i polsi e la gola, senza un gemito, senza un lamento, piano piano il buio confuse i suoi sensi e mentre cadeva ripeteva 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7.....




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La stella
di fiordineve


Victoria correva felice nei prati, squillanti di verde; raccoglieva fiordalisi, papaveri e margherite: voleva portarle alla sua mamma che abitava in cielo. Zia Anna le aveva indicato la stella da cui la mamma la guardava; durante il giorno Victoria odiava il sole, come poteva vederla la mamma?
Così aspettava il tramonto e la prima stellina che si accendeva era il Paese della mamma. Come le sarebbe piaciuto andare da lei; voleva essere ricoperta di baci ed ascoltare le fiabe, come una volta.
Victoria era decisa: stasera sarebbe andata dalla mamma. Così raccoglieva tanti fiori, pensava alla sorpresa che le avrebbe fatto. Le avrebbe detto che già sapeva leggere e scrivere, diceva le preghiere e che con zia Anna stava bene. Anna la mise a letto, Victoria si comportò come al solito. Quando il buio si fece più profondo e le rane iniziarono a gracidare, lei si preparò.
Pettinò i lunghi capelli, li fermò con un nastro rosa, indossò l'abitino più bello, le scarpine e, piccola fata, si fermò davanti alla finestra. Tra le mani i disegni ed i fiori. Guardò in alto, verso la stella che brillava, ora, con più vigore e disse:
"Angelo Custode, tu sai volare, accompagnami dalla mamma, ti prego"
e si buttò dalla finestra. Uno schianto svegliò Anna; il corpo senza vita dell'angioletto mancante di ali, sulla ghiaia del giardino. Morte istantanea, disse il medico. Oh quanto sbagliava! L'Angelo Custode aveva esaudito il desiderio di Victoria.
Se guardate, ad ovest, la prima stella che si accende, vedrete che è diventata ancora più luminosa.
Victoria ce l'aveva fatta. Ora è con la sua mamma e non si lasceranno più, per tutti i giorni che verranno................



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Il caro estinto ringrazia...
di fiordineve


IERI

Però, mica male, sono sempre un bell'uomo anche ora che mi osservo dentro la bara che i miei "affranti parenti" hanno scelto per me.
Nonostante l'autopsia mi hanno rimesso a nuovo, l'abito in fresco di lana che hanno scelto è di Armani, camicia e cravatta regimental di Valentino, accessori Gucci; sono rasato di fresco, pare persino mi abbiano fatto la manicure. Le mani sono perfettamente riposte sul petto, su cui spicca un crocefisso d'oro, oro? nooooo, io lo so bene che mai metterebbero qualcosa di valore nella bara. Per gli abiti è diverso, devono mostrare a tutti il loro inquietante e disperato dolore; eccola lì quella puttana della mia vedova in gramaglie che non ha rinunciato ad acquistare un modello che la snellisce, nuovo, s'intende, bordato di cincillà, mi sembra una creazione di Cavalli.
Pure gli orecchini di perle abbinati alla collana sono perfetti; il cappellino con il piccolo velo di tulle la rende ancora più desiderabile, vedo bene i suoi occhi, meraviglioso tocco di smeraldo su tutto quel nero, è truccata alla perfezione. Conosco a memoria quegli occhi che mi hanno fatto innamorare e perdere la testa; io a 60 anni che sposo una sgualdrina di Las Vegas, di 19 anni che fa la lap-dance per pagarsi da vivere e non solo. Ho perso la testa, dicevo, lei no; tutta moine, ma era al mio patrimonio che mirava la cara Jenny; già, maledetti soldi, ne ho ereditati a milioni, ne ho accumulati altri, sono, anzi ero, tra i 10 uomini più ricchi del mondo; è stata lei ad abbordarmi, facendo finta di non riconoscermi, eppure le mie foto apparivano quotidianamente nelle pagine di economia e nei gossip.
Ed io mi lascio incastrare, le ho donato tutto ciò che voleva, diamanti, pellicce, viaggi, amanti, era la regina indiscussa del jet-set internazionale, bella da far paura, nessuna modifica siliconata, no, il suo corpo perfetto era dono di madre natura, ogni desiderio era per me un piacevolissimo incarico da esaudire. Poi è arrivato il solito e puntuale amante, palestrato e giovane che decide di farmi fuori, ormai Jenny ha il mio patrimonio, io cosa ci facevo ancora in vita? Il piano è perfetto, un killer mi uccide sulla mia Rolls nuova; poche le indagini e via libera al funerale del magnate, cioè io.


OGGI


Lettura del testamento, sono presenti l'inconsolabile vedova con un altro abito nuovo, Paul T. McBride, alcuni cugini, domestici e collaboratori; il notaio, Ross Wilson, mio vecchio amico, inizia ad elencare le mia proprietà e il mio patrimonio. Ci sono lasciti generosi per ognuno, la vedovella sorride con la grazia di un felino, non è in ansia, sa perfettamente che tutto il resto sarà suo. Fatica un po' a contenere la noia, ormai è quasi ora di pranzo e lei avrà già prenotato all'Hilton, guarda superficialmente l'orologio di diamanti che porta al polso, nemmeno si accorge delle lacrime di gratitudine e di dolore di chi mi era amico. Lei aspetta che il notaio le dica ciò che già sa. Ecco, vai Ross, ci siamo!
"...il resto del patrimonio privato, comprese le varie ville, appartamenti, arredi, ecc. ecc. come pure i gioielli regalati dal defunto alla consorte, collezioni d'arte ecc. ecc. sono devolute interamente alla città di Washington D.C. per creare un fondo destinato alle ricerche scientifiche. Tutte le aziende saranno di proprietà degli attuali dirigenti, fermo restando che il supervisore e azionista principale sarà l'avvocato McBride. E' tutto"

La verginella dapprima non capisce, il cervello è l'unica parte del corpo che non ha mai usato bene, poi esplode, si toglie la veletta e sbraita con bestemmie e maledizioni degne del peggior locale malfamato di un qualsiasi porto di mare. Gli astanti la guardano con simpatia fino a che la loro solidarietà diventa odio quando la puttana esclama: "Ho sposato quel vecchio porco per niente, mi faceva schifo solo a guardarlo, figuriamoci dover andare a letto con lui e guardate come mi ha ripagato!" ed altre amenità. Io rido guardando la scena che mille volte avevo immaginato ma che mai credevo si potesse avverare in questo modo ancora più cruento di quanto l'aspettassi.
E' stato Paul Thomas McBride, il mio amico d'infanzia, l'unico a cui potevo dare la vita sapendo che non mi avrebbe tradito; è stato lui, dicevo, a consigliarmi di non intestarle nulla; tutto il mio patrimonio è solo mio, ma lei, ingorda, voleva avere delle proprietà su cui esibire il suo nome, l'abbiamo imbrogliata elegantemente, erano copie fasulle che lei ha firmato gongolante e che, in ufficio, venivano passate immediatamente nel trita carta.
Nulla, non possedeva nulla, dagli altari alla polvere come meritava.
Io, il caro estinto ringrazio.




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Lei & lei
di fiordineve


Sapeva che era lì; sentiva il suo odore nel vento mentre, piegata, toglieva erbacce dal giardinetto davanti a casa. Un minuscolo pezzo di terra che, con fatica, era riuscita a far germogliare di fiori.
Non voleva tremare, anche se il cuore se ne andava per conto proprio, in fondo lei era forte, non poteva permetterle di avere il controllo della sua vita. Neppure il sole scaldava come al solito e gli uccelli non cantavano sui rami degli alberi e i vicini sembravano statue di gesso; era così vicina a lei che ne percepiva il tanfo.
"Basta - si disse - sono solo fissazioni che mi condizionano la vita!"
Entrò in casa, quasi senza vedere la porta, chiuse gli infissi, inserì il sofisticassimo sistema d'allarme che aveva acquistato appena ne aveva percepito la presenza; sbarrò tutto ciò che poteva farla entrare; si levò gli abiti sporchi di terra e si gettò nella doccia, lasciando che l'acqua la calmasse e la purificasse.
Anche se non doveva uscire si vestì con cura, indossò un abito di satin turchese, tacchi alti, trucco perfetto, mise lo smalto alle unghie e si pettinò pacatamente i lunghi capelli. Era barricata nel buio della penombra di un giorno di metà agosto; riusciva ad intravedere solo le sagome dei mobili, le piante del benjamin che sfiorava il soffitto, le tende bianche che aveva ricamato lei l'anno prima.
Tutto in ordine, tutto come sempre, la sua casa era il porto sicuro della sua esistenza; iniziò a prepararsi un drink e poi si sedette in poltrona con un libro, che non riusciva a leggere; non accese nessuna luce così, poco dopo, non vide più nulla e rimase lì a godersi il silenzio e la pace.
Anzi, si rilassò talmente che si appisolò.
Lei entrò, ghignando, silenziosa si aggirò per la casa, parlava con voce fioca mentre osservava con evidente piacere il gusto della padrona di casa, l'eleganza di quelle stanze così perfettamente arredate eppur lineari e semplici nella loro evidente ricerca del bello aiutata, magari, da un architetto di grido.
L'altra era ricca, mormorò, bene a me poco importa, sono qui per un dovere e intendo mantenerlo, come al solito.
La vide, abbandonata in poltrona; avrebbe potuto fare di lei ciò che voleva ma grande era la gioia di scorgere il terrore negli occhi della sua vittima che non esitò a svegliarla. In fondo lei non aveva una vita, non l'aveva mai avuta, mentre chi andava a prendere era vissuto in case come questa, con familiari e amici che li amavano; lei no, da sempre sola e nessuno che la ricordasse benevolmente. Quando aprì gli occhi e la vide non urlò, sembrava rassegnata.
"Come hai fatto ad entrare?" era una domanda sciocca ma le venne in mente solo quella.
"Cara, entro ovunque e sono ovunque; vedo che ti sei preparata per un gala, mi fa piacere. Odio le persone sciatte e mal vestite quando arrivo".
" Perchè proprio io? Perchè ora?" ormai stava supplicando, rendendosi conto che lei non era nulla, solo un giocattolo in balia di una estranea insensibile.
"Ho deciso così, anzi, a dire il vero, mi hanno mandata qui, sono settimane che mi aggiro intorno a te, aspettando il momento favorevole. Ora è giunto. Sei pronta?"
Lievemente mosse il capo e la morte la prese e ridendo sguaiatamente se ne andò, non prima di aver lasciato il suo odore per tutta la casa.



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Che m'importa?
di fiordineve


Caffè, sigaretta accesa, cenere che cade ovunque, che m'importa? Tanto sono io che pulisco, tanto non viene mai nessuno a bussare alla porta.
La vestaglia era della taglia di quando la gioventù era con me, ora non riesco nemmeno ad serrarla sul seno; sbiadita, incolore, sporca, senza dubbio.

Mozziconi ovunque, tazzine sporche, giornali a terra, i piatti che da una settimana non lavo, che m'importa? Sono sola, lo farò domani. Mi dico che questa casa avrebbe bisogno di pulizia, almeno di aria fresca che entri dalle finestre spalancate, provo ad accostare il viso alle persiane, oddio, ancora il sole..... maledetto sole, non lo sopporto più, lo vorrei spegnere, così come si sono alzati i sogni che coltivavo.
E il mio bambino, dov'è ora? L'assistente sociale me lo ha strappato di mano, mi ha detto che non sono in grado di badare a lui, così come non sono stata in grado di tenermi il marito.
Bel tipo quello, ve lo raccomando, nemmeno ricordo che viso abbia, solo che mi sbatteva sul letto e mi imponeva il suo sesso; io mi sentivo più sudicia di ora; quanta violenza dietro quel viso perbene.
Il sangue che usciva a fiotti dalle botte che prendevo se non ero pronta, a gambe aperte, a soddisfare i suoi istinti. Mi ha lasciato dicendomi che una cagna sarebbe stata più compiacente di me.

E' stato allora che ho scoperto il gin? Veramente non ricordo, so soltanto che gli strilli di Luca mi facevano impazzire, ma si qualche volta l'avrò anche picchiato, ma quale madre non lo fa con un bimbo che non ubbidisce?
Voleva la pappa, io volevo dormire; voleva essere cambiato, io volevo bere; voleva coccole, io stavo fumando,; ma che voleva quel marmocchio? Solo richieste; in fondo, quella volta che ho cercato di farlo star zitto l'ho solo legato alla terrazza, mica l'ho buttato giù, di sotto.
E poi i vicini... al diavolo pure loro, perfettini e pronti a farsi gli affari miei, avete chiamato l'assistente sociale, il giudice mi ha tolto Luca? Meglio, così ora sono sola, faccio quel che mi pare, forse dovrei pulire la casa, fare una doccia, ma che importa, tanto sono sola, non viene mai nessuno qui....... ed ho paura.






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