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Parlami
di te Mimosa
di fiordineve
Parlami di te, Mimosa
tu che porti nel cuore
segreti dolorosi
e solarità giocosa
tu che abiti nel cuore dei fiori
saprò ascoltare la bimba che eri
la donna che sei
Parlami di te, Mimosa
raccontami di ruscelli
che scendono da montagne innevate
di prati verdeggianti
di alberi sotto cui sostare
per ascoltare il silenzio
tra le note fiorite
del volo di libellule.
Parlami di te, Mimosa
manderemo aquiloni nel cielo
rideremo di nulla
giocheremo con rami di betulle
assisteremo al volo audace
di un'aquila reale
alla timidezza degli scoiattoli
al musetto curioso di marmotte
che, come noi, si svegliano
dal letargo, donando amore.
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Eppure
ho visto la luna
di fiordineve
Nascono nel buio
nelle sere senza luci
come questa,
odore di erba bagnata,
le troppe lacrime
cadute da angeli sperduti,
idoli di terra
rifiutano le loro ali.
Ho cercato l'amore
mi è stato tolto
come un passero
volo sfinita in cerca
di cibo per alzarmi ancora.
Eppure
in una notte come questa
io ho visto la luna splendente.....
o forse era solo
la visione di una lampada
che si riflette
sul vetro
di una finestra
chiusa.
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La fine
di fiordineve
Movimenti appannati,
osservare i polmoni
che pompano aria
è tremendo sforzo.
Distesa sul letto
non desiderio aiuto,
resto a guardare
il buio che come
un boa mi stritola.
E' dolce lasciarsi cullare
dal lento stillicidio
del sangue che corre
lontano dal mio corpo
laddove le vene ho reciso.
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Pura
sinfonia
di fiordineve
La pura sinfonia
ascoltala ora,
non suona sempre.
Lo senti il mormorìo del ruscello?
Le sue acque limpide
cullano i massi levigati
dalle mille volte
che l'acqua li bagna.
Senti la brezza carezzevole,
sul tuo viso bagnato
da un dolore mai sopito?
Cammina a piedi nudi,
sulla terra appena arata,
ti trasmetterà
vibrazioni
così intense che piangerai di gioia.
La canzone che canta
il sole quando si sveglia
ed abbraccia tutto il mondo
col suo calore;
la luna e le stelle
lo accompagnano e sono inni alla vita.
Il suono impetuoso del vento
che spazza e allontana le nubi
dal tuo domani.
La ninnananna che una madre
intona al suo bambino;
le parole d'amore
che gli innamorati si scambiano;
l'incessante cinguettìo
degli uccellini festosi
che cantano tra loro.
Le foglie danzanti
che cadono sul suolo,
brullo, colorandolo,
inseguono una musica.
Questa è la pura sinfonia,
la puoi ascoltare,
stando in silenzio
e vivendo ogni giorno
come fosse l'ultimo.
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Il
sole mi amò
di fiordineve
Mi tuffai nella laguna,
limpida, dolce e chiara;
vi buttai fiori di pesco e melograno,
mughetti e lavanda.
Nuda,
immersi il mio corpo
e lavai i miei lunghi capelli.
Lasciai galleggiare
anche le mie ansie,
sì che la corrente
le potesse trasportare lontano,
verso il mare.
I miei seni turgidi,
le mie cosce toniche,
il mio triangolo,
tutto si unì all'acqua purificante.
Mi distesi sull'erba,
morbida e vellutata,
sparsi i lunghi capelli
come ventaglio di piume.
I raggi del sole,
mi chiesero amore,
non li fermai,
e sotto azzurri cieli e
lune sornione,
facemmo l'amore.
L'astro, più caldo,
entrò con le sue lunghe dita,
esplorò ogni parte
del mio essere.
Mentre una cascatella,
capricciosa,
cantò con le ninfe dei laghi
ed i folletti del bosco
che, curiosi, tutto osservavano.
Giocai anch'io con loro,
con elfi, gnomi e fate:
nuda, senza pudore,
ma in simbiosi con la natura.
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Era
inutile il mio personaggio
di fiordineve
Sono nato quando un romanziere
scrisse per la prima volta il mio nome
non avevo il ruolo del protagonista,
nemmeno quello di una comparsa,
quel nome datomi era scritto una volta sola
era inutile il mio personaggio.
Ho molto amato e ho sofferto troppo
mi hanno troppo amato e ho fatto soffrire io
sono un bastardo che non cerca legami,
pure se mi sento solo
allora prendo un'armonica e suono
una nenia straziante
come le lacrime di una notte d'agosto.
Non so chi sono né come vivrò
non sono queste le convenzioni
che faranno di me uno simile a te
cerco solo il senso della vita
mi affogo nei boccali di birra
in qualche lercio bar di periferia
fino a che sfiduciato e agonizzante
prendo la mia vita e la porto lontano
perchè sono stanco di uccidermi per vivere.
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Lascerò
l'uscio spalancato
di fiordineve
Nella casa dei glicini
ho colto un lampo d'amore
era solo per me quel sorriso
arrivava da un pellegrino
senza casa né lavoro.
Ho aperto la porta
l'ho accolto nel mio letto,
ho riscaldato i suoi tremori,
lavato le sue ferite
rifocillato la sua fame.
In quella casa ho trovato
uno come me che aveva perso la via
gliel'ho indicata ed ora,
anche se mi ha lasciata,
piango per quello
che avrebbe potuto essere e non è.
Lascerò l'uscio spalancato,
tra i glicini
perchè quell'effluvio di profumi
giunga a chiunque
si perda tra la brughiera.
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Ragazzo
mio
di fiordineve
Ragazzo mio,
conosciuto nel periodo
della giovane età
e diventato uomo
troppo frettolosamente.
Non ho mai voluto
che imparassi
versi di poesie a memoria,
ti ho lasciato
libero di imparare
date di nascita e di morte
di scrittori famosi,
non badavo a ciò che dicevi
nei periodi più duri della crescita.
Ti ho aiutato a diventare grande,
a credere nei valori
fondamentali della vita,
che sono ben pochi a pensarci.
Ho voluto fossi te stesso,
che ragionassi da solo,
seguendoti da lontano
perchè non ti creassi falsi miti
o eroi di cartapesta.
Ho pianto con te per
le disavventure sentimentali,
per i dolori che la vita
ti stava porgendo su piatti d'argento.
Ecco, vorrei che quello
che ti ho insegnato fosse solo questo:
amare senza timore di essere frainteso,
con coraggio tendere la mano
a chi ha bisogno del tuo aiuto.
Libertà e pace sono i miei ideali,
li hai tenuti stretti
o li hai gettati al vento del Nord?
Ragazzo mio,
uno dei tanti che ho conosciuto,
fragile e duro, tenero e così indipendente:
non cambiare la tua identità,
sii come sei fino all'ultimo dei tuoi giorni;
se altri vorranno poesie a memoria
e inchini e riverenze,
sappi che la strada che stai percorrendo
non è quella che ti ho indicato io.
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10 agosto
di fiordineve
Era molto tempo fa
troppo tempo fa
quando anch'io guardavo
a quel cielo
sperando che una stella
potesse esaudire
un minuscolo sogno;
ora, vecchia e sfiduciata,
non alzo nemmeno gli occhi
verso quella coltre
che non mi ha mai protetta.
Voi, giovani, con i desideri
ancora intatti dentro
fate il gioco della speranza,
la vita è davanti a voi
io ho solo tanti giorni dietro
ore da contare a minuti davanti
e stelle sul mio cammino
non ne ho viste quasi mai.
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Come
faranno i pesci
a non impazzire?
di fiordineve
Maledetta notte che mi graffi
con le dita delle stelle,
mica è vero cheil mare non s'annoia mai;
qui quasi addormentata
cerco un sollievo al tedio
stanca di sentire rumore d'acqua,
sale che mi nutre le nari,
monti che lampeggiano come semafori.
Una notte così vorrei essere nulla,
tanto nulla sono già,musica, suono assordante,
nemmeno lei allevia lo stridore
dei miei denti che azzannano
la solitudine dell'anima.
Come faranno i pesci a non impazzire?
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Cercavo
il nostro amore
tra ciglia bagnate
di fiordineve
Ti ho preparato la valigia,
dovevi andartene dalla mia vita,
le mie lacrime si sono confuse colle tue;
avrei voluto fermarti,
cercavo il nostro amore
tra le ciglia bagnate.
Perfetti come due estranei
"scusa, prego, vuoi?"
e poi "grazie se non ti serve",
cosa non mi serve?
Agganciavo le labbra
tra i denti fino a farle sanguinare
ed era il mio cuore che si spaccava.
Era mio il sangue che macchiava
quel tappeto su cui ci siamo amati;
dove sei finito,
com'è finito
tutto quel gridare il tuo nome,
sentirmi tua,
orgogliosa di esserlo,
fino in fondo
e amarti tanto
da annullarmi in te?
Un pezzo di carta
e non sono più tua moglie
e gli anni passati sono cancellati,
eppure vorrei ripartire
ancora con te per vedere
di cambiare quel film
che è stato il nostro matrimonio.
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Danzando
sotto la luna
di fiordineve
Danzando sotto la luna
ho coniato simboli
che solo il vento
mi narrava;
usato parole
che la Natura
esprimeva coi fiori;
inventato occhi diversi
per svelare
il mio ballo segreto.
Rimato con frasi
giocato con tessere
di farfalle
incastonate a gemme di gelsomini,
la risacca del mare
è stata la musica amata
che mi ha coinvolta
in danze sensuali.
Danzando sotto la luna
ho notato libellule
volteggiare
armonia di nuvole
tramonti di arcobaleni
e voglia di sentirmi
parte di una poesia.
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Se
fosse oggi la mia fermata
di fiordineve
Non so quando sarà la mia fermata,
il costo del biglietto mi è costato molto,
strada ne ho percorsa,
se fosse oggi non mi lamenterei.
Con quel che ho pagato
potrei viaggiare in prima classe
una crociera lussuosa
attorno al mondo,
se fosse oggi la mia fermata
capirei di non avere vissuto invano
perchè saprò, dopo,
che tutto avrà un senso
che ora non conosco
e che non m'importa di conoscere.
Poche le stelle luminose nel mio cielo
anche se quelle che ho sono le più scintillanti
ho corso inutilmente per raggiunger il nulla,
ho cantato a squarciagola per sconfiggere la
paura;
ho scritto canzoni che canterò solo io,
ma non mi lamento,
bene o male è questa la vita mia.
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Ragazzi
di ieri
di fiordineve
Abbiamo tutti
un album di fotografie
in bianco e nero
da riguardare,
una musica che ci fa sognare
la nostra gioventù,
una lettera scritta
e mai spedita
ad un amore che
è volato via,
ci credevamo eterni
eravamo noi ragazzi di ieri
che si immaginavano eroi,
un falò in riva al mare
il primo bacio
col fiato sospeso;
e poi la vita
ci ha cambiato
e le delusioni
ci hanno tolto
la luce dagli occhi.
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Omicidio
perfetto
di fiordineve
Avevo programmato tutto da tempo; ed ora
finalmente c'ero riuscita, il cadavere era lì,
lo avevo ucciso io.
Mi sentivo pienamente soddisfatta; quanti omicidi
rimangono insoluti? Questo sarebbe stato uno di
quelli, conoscevo le abitudini, i suoi pensieri,
i movimenti e ne avevo approfittato per
introdurmi nella sua casa.
Jeans e maglione nero, come si addice a un dark
lady, nike dalle suola levigate per non risalire
alla marca che non lasciavano impronte, guanti di
lattice, ma sotto avevo usato un liquido colloso
per nascondere le impronte digitali, si ero
proprio in gamba.
Non avevo nemmeno avuto bisogno di sporcare, un
colpo di karate e il collo si era spezzato con un
crack che sembrava melodia alle mie orecchie.
Sapevo con precisione quando colpire la vittima,
era talmente chiara per me la sua mente subdola e
cattiva, meritava solo che qualcuno la facesse
fuori, io ero mandata dal destino, ne ero sicura;
come mi disturbavano quei piagnistei, la melensa
sfacciataggine di supplicare amore, i suoi sensi
di colpa, non parliamo delle sue paure.....
cielo, ma chi ce l'avrebbe fatta a sopportare una
persona così?
Forse, se avessi raccontato tutto ai giornali, ne
avrei ricavato un bel gruzzolo; già vedevo i
titoli a caratteri cubitali, le interviste in
Tv.... no, meglio stare zitta, l'anonimato poteva
sempre farmi comodo.
La stanza in penombra, era così intima e
rassicurante, la conoscevo alla perfezione, solo
quell'essere stonava, col collo piegato come il
gambo di un fiore dopo una tempesta; ma non mi
preoccupavo: ormai era un cadavere, non mi
avrebbe fatto alcun male, non avrei corso più
alcun pericolo; lo avevo neutralizzato.
Cercai tra i cd un brano degli U2, mi davano la
carica, anche se l'adrenalina era alle
stelle.Libera, ero liberaaaa, dopo tanto, e per
sempre sarei tornata a vivere senza la gabbia.
Un' ultima occhiata alla stanza, poi in un impeto
di rabbia, girai con un calcio il cadavere.......
a terra, col collo spezzato, era la mia faccia
che mi guardava, erano i miei occhi che fissavano
i miei.
Avevo ucciso me stessa.
Ma che importava, ero libera, finalmente!
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1,2,3,4,5,6,7
di fiordineve
La donna stava abbandonata sulla sedia, lo
sguardo vacuo di chi nulla ha da perdere; l'età
indefinibile, sul viso gonfio dagli psicofarmaci,
si poteva scorgere, forse, un lampo di gioventù
ancora da vivere, ma gli abiti avevano bisogno di
una ripulita, così pure i capelli che scendevano
sulle spalle piegate, in un mesto abbraccio
cadente.
Misurava contando: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, i passi
che la dividevano dalla cucina; ogni volta
contava, ogni volta riabbassava gli occhi; eppure
doveva alzarsi, il pranzo era ancora da
preparare, tra qualche ora la famiglia sarebbe
tornata, come si sarebbe giustificata?
Ancora 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, troppi, lo sapeva che
erano troppi 7 passi, non ce l'avrebbe mai fatta,
lo sentiva; ormai sarebbe stata la fine, sarebbe
crollata a terra piangendo terrorizzata.
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, disperatamente voleva
alzarsi ma le sue forze l'abbandonavano, il solo
pensarlo le causava gocce di sudore misto a
terrore.
Pensava a quale scusa trovare per i suoi, a chi
chiedere aiuto, si sentiva intrappolata in quella
mente che non comandava più il corpo.
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7: il coltello era lì vicino,
lei era terrorizzata dai coltelli, ora sentiva
che era l'unico amico che avesse.Lentamente si
tagliò i polsi e la gola, senza un gemito, senza
un lamento, piano piano il buio confuse i suoi
sensi e mentre cadeva ripeteva 1, 2, 3, 4, 5, 6,
7.....
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La stella
di fiordineve
Victoria correva felice nei prati, squillanti di
verde; raccoglieva fiordalisi, papaveri e
margherite: voleva portarle alla sua mamma che
abitava in cielo. Zia Anna le aveva indicato la
stella da cui la mamma la guardava; durante il
giorno Victoria odiava il sole, come poteva
vederla la mamma?
Così aspettava il tramonto e la prima stellina
che si accendeva era il Paese della mamma. Come
le sarebbe piaciuto andare da lei; voleva essere
ricoperta di baci ed ascoltare le fiabe, come una
volta.
Victoria era decisa: stasera sarebbe andata dalla
mamma. Così raccoglieva tanti fiori, pensava
alla sorpresa che le avrebbe fatto. Le avrebbe
detto che già sapeva leggere e scrivere, diceva
le preghiere e che con zia Anna stava bene. Anna
la mise a letto, Victoria si comportò come al
solito. Quando il buio si fece più profondo e le
rane iniziarono a gracidare, lei si preparò.
Pettinò i lunghi capelli, li fermò con un
nastro rosa, indossò l'abitino più bello, le
scarpine e, piccola fata, si fermò davanti alla
finestra. Tra le mani i disegni ed i fiori.
Guardò in alto, verso la stella che brillava,
ora, con più vigore e disse:
"Angelo Custode, tu sai volare, accompagnami
dalla mamma, ti prego"
e si buttò dalla finestra. Uno schianto svegliò
Anna; il corpo senza vita dell'angioletto
mancante di ali, sulla ghiaia del giardino. Morte
istantanea, disse il medico. Oh quanto sbagliava!
L'Angelo Custode aveva esaudito il desiderio di
Victoria.
Se guardate, ad ovest, la prima stella che si
accende, vedrete che è diventata ancora più
luminosa.
Victoria ce l'aveva fatta. Ora è con la sua
mamma e non si lasceranno più, per tutti i
giorni che verranno................
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Il
caro estinto ringrazia...
di fiordineve
IERI
Però, mica male, sono sempre un bell'uomo anche
ora che mi osservo dentro la bara che i miei
"affranti parenti" hanno scelto per me.
Nonostante l'autopsia mi hanno rimesso a nuovo,
l'abito in fresco di lana che hanno scelto è di
Armani, camicia e cravatta regimental di
Valentino, accessori Gucci; sono rasato di
fresco, pare persino mi abbiano fatto la
manicure. Le mani sono perfettamente riposte sul
petto, su cui spicca un crocefisso d'oro, oro?
nooooo, io lo so bene che mai metterebbero
qualcosa di valore nella bara. Per gli abiti è
diverso, devono mostrare a tutti il loro
inquietante e disperato dolore; eccola lì quella
puttana della mia vedova in gramaglie che non ha
rinunciato ad acquistare un modello che la
snellisce, nuovo, s'intende, bordato di
cincillà, mi sembra una creazione di Cavalli.
Pure gli orecchini di perle abbinati alla collana
sono perfetti; il cappellino con il piccolo velo
di tulle la rende ancora più desiderabile, vedo
bene i suoi occhi, meraviglioso tocco di smeraldo
su tutto quel nero, è truccata alla perfezione.
Conosco a memoria quegli occhi che mi hanno fatto
innamorare e perdere la testa; io a 60 anni che
sposo una sgualdrina di Las Vegas, di 19 anni che
fa la lap-dance per pagarsi da vivere e non solo.
Ho perso la testa, dicevo, lei no; tutta moine,
ma era al mio patrimonio che mirava la cara
Jenny; già, maledetti soldi, ne ho ereditati a
milioni, ne ho accumulati altri, sono, anzi ero,
tra i 10 uomini più ricchi del mondo; è stata
lei ad abbordarmi, facendo finta di non
riconoscermi, eppure le mie foto apparivano
quotidianamente nelle pagine di economia e nei
gossip.
Ed io mi lascio incastrare, le ho donato tutto
ciò che voleva, diamanti, pellicce, viaggi,
amanti, era la regina indiscussa del jet-set
internazionale, bella da far paura, nessuna
modifica siliconata, no, il suo corpo perfetto
era dono di madre natura, ogni desiderio era per
me un piacevolissimo incarico da esaudire. Poi è
arrivato il solito e puntuale amante, palestrato
e giovane che decide di farmi fuori, ormai Jenny
ha il mio patrimonio, io cosa ci facevo ancora in
vita? Il piano è perfetto, un killer mi uccide
sulla mia Rolls nuova; poche le indagini e via
libera al funerale del magnate, cioè io.
OGGI
Lettura del testamento, sono presenti
l'inconsolabile vedova con un altro abito nuovo,
Paul T. McBride, alcuni cugini, domestici e
collaboratori; il notaio, Ross Wilson, mio
vecchio amico, inizia ad elencare le mia
proprietà e il mio patrimonio. Ci sono lasciti
generosi per ognuno, la vedovella sorride con la
grazia di un felino, non è in ansia, sa
perfettamente che tutto il resto sarà suo.
Fatica un po' a contenere la noia, ormai è quasi
ora di pranzo e lei avrà già prenotato
all'Hilton, guarda superficialmente l'orologio di
diamanti che porta al polso, nemmeno si accorge
delle lacrime di gratitudine e di dolore di chi
mi era amico. Lei aspetta che il notaio le dica
ciò che già sa. Ecco, vai Ross, ci siamo!
"...il resto del patrimonio privato,
comprese le varie ville, appartamenti, arredi,
ecc. ecc. come pure i gioielli regalati dal
defunto alla consorte, collezioni d'arte ecc.
ecc. sono devolute interamente alla città di
Washington D.C. per creare un fondo destinato
alle ricerche scientifiche. Tutte le aziende
saranno di proprietà degli attuali dirigenti,
fermo restando che il supervisore e azionista
principale sarà l'avvocato McBride. E'
tutto"
La verginella dapprima non capisce, il cervello
è l'unica parte del corpo che non ha mai usato
bene, poi esplode, si toglie la veletta e sbraita
con bestemmie e maledizioni degne del peggior
locale malfamato di un qualsiasi porto di mare.
Gli astanti la guardano con simpatia fino a che
la loro solidarietà diventa odio quando la
puttana esclama: "Ho sposato quel vecchio
porco per niente, mi faceva schifo solo a
guardarlo, figuriamoci dover andare a letto con
lui e guardate come mi ha ripagato!" ed
altre amenità. Io rido guardando la scena che
mille volte avevo immaginato ma che mai credevo
si potesse avverare in questo modo ancora più
cruento di quanto l'aspettassi.
E' stato Paul Thomas McBride, il mio amico
d'infanzia, l'unico a cui potevo dare la vita
sapendo che non mi avrebbe tradito; è stato lui,
dicevo, a consigliarmi di non intestarle nulla;
tutto il mio patrimonio è solo mio, ma lei,
ingorda, voleva avere delle proprietà su cui
esibire il suo nome, l'abbiamo imbrogliata
elegantemente, erano copie fasulle che lei ha
firmato gongolante e che, in ufficio, venivano
passate immediatamente nel trita carta.
Nulla, non possedeva nulla, dagli altari alla
polvere come meritava.
Io, il caro estinto ringrazio.
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Lei
& lei
di fiordineve
Sapeva che era lì; sentiva il suo odore nel
vento mentre, piegata, toglieva erbacce dal
giardinetto davanti a casa. Un minuscolo pezzo di
terra che, con fatica, era riuscita a far
germogliare di fiori.
Non voleva tremare, anche se il cuore se ne
andava per conto proprio, in fondo lei era forte,
non poteva permetterle di avere il controllo
della sua vita. Neppure il sole scaldava come al
solito e gli uccelli non cantavano sui rami degli
alberi e i vicini sembravano statue di gesso; era
così vicina a lei che ne percepiva il tanfo.
"Basta - si disse - sono solo fissazioni che
mi condizionano la vita!"
Entrò in casa, quasi senza vedere la porta,
chiuse gli infissi, inserì il sofisticassimo
sistema d'allarme che aveva acquistato appena ne
aveva percepito la presenza; sbarrò tutto ciò
che poteva farla entrare; si levò gli abiti
sporchi di terra e si gettò nella doccia,
lasciando che l'acqua la calmasse e la
purificasse.
Anche se non doveva uscire si vestì con cura,
indossò un abito di satin turchese, tacchi alti,
trucco perfetto, mise lo smalto alle unghie e si
pettinò pacatamente i lunghi capelli. Era
barricata nel buio della penombra di un giorno di
metà agosto; riusciva ad intravedere solo le
sagome dei mobili, le piante del benjamin che
sfiorava il soffitto, le tende bianche che aveva
ricamato lei l'anno prima.
Tutto in ordine, tutto come sempre, la sua casa
era il porto sicuro della sua esistenza; iniziò
a prepararsi un drink e poi si sedette in
poltrona con un libro, che non riusciva a
leggere; non accese nessuna luce così, poco
dopo, non vide più nulla e rimase lì a godersi
il silenzio e la pace.
Anzi, si rilassò talmente che si appisolò.
Lei entrò, ghignando, silenziosa si aggirò per
la casa, parlava con voce fioca mentre osservava
con evidente piacere il gusto della padrona di
casa, l'eleganza di quelle stanze così
perfettamente arredate eppur lineari e semplici
nella loro evidente ricerca del bello aiutata,
magari, da un architetto di grido.
L'altra era ricca, mormorò, bene a me poco
importa, sono qui per un dovere e intendo
mantenerlo, come al solito.
La vide, abbandonata in poltrona; avrebbe potuto
fare di lei ciò che voleva ma grande era la
gioia di scorgere il terrore negli occhi della
sua vittima che non esitò a svegliarla. In fondo
lei non aveva una vita, non l'aveva mai avuta,
mentre chi andava a prendere era vissuto in case
come questa, con familiari e amici che li
amavano; lei no, da sempre sola e nessuno che la
ricordasse benevolmente. Quando aprì gli occhi e
la vide non urlò, sembrava rassegnata.
"Come hai fatto ad entrare?" era una
domanda sciocca ma le venne in mente solo quella.
"Cara, entro ovunque e sono ovunque; vedo
che ti sei preparata per un gala, mi fa piacere.
Odio le persone sciatte e mal vestite quando
arrivo".
" Perchè proprio io? Perchè ora?"
ormai stava supplicando, rendendosi conto che lei
non era nulla, solo un giocattolo in balia di una
estranea insensibile.
"Ho deciso così, anzi, a dire il vero, mi
hanno mandata qui, sono settimane che mi aggiro
intorno a te, aspettando il momento favorevole.
Ora è giunto. Sei pronta?"
Lievemente mosse il capo e la morte la prese e
ridendo sguaiatamente se ne andò, non prima di
aver lasciato il suo odore per tutta la casa.
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Che
m'importa?
di fiordineve
Caffè, sigaretta accesa, cenere che cade
ovunque, che m'importa? Tanto sono io che
pulisco, tanto non viene mai nessuno a bussare
alla porta.
La vestaglia era della taglia di quando la
gioventù era con me, ora non riesco nemmeno ad
serrarla sul seno; sbiadita, incolore, sporca,
senza dubbio.
Mozziconi ovunque, tazzine sporche, giornali a
terra, i piatti che da una settimana non lavo,
che m'importa? Sono sola, lo farò domani. Mi
dico che questa casa avrebbe bisogno di pulizia,
almeno di aria fresca che entri dalle finestre
spalancate, provo ad accostare il viso alle
persiane, oddio, ancora il sole..... maledetto
sole, non lo sopporto più, lo vorrei spegnere,
così come si sono alzati i sogni che coltivavo.
E il mio bambino, dov'è ora? L'assistente
sociale me lo ha strappato di mano, mi ha detto
che non sono in grado di badare a lui, così come
non sono stata in grado di tenermi il marito.
Bel tipo quello, ve lo raccomando, nemmeno
ricordo che viso abbia, solo che mi sbatteva sul
letto e mi imponeva il suo sesso; io mi sentivo
più sudicia di ora; quanta violenza dietro quel
viso perbene.
Il sangue che usciva a fiotti dalle botte che
prendevo se non ero pronta, a gambe aperte, a
soddisfare i suoi istinti. Mi ha lasciato
dicendomi che una cagna sarebbe stata più
compiacente di me.
E' stato allora che ho scoperto il gin? Veramente
non ricordo, so soltanto che gli strilli di Luca
mi facevano impazzire, ma si qualche volta
l'avrò anche picchiato, ma quale madre non lo fa
con un bimbo che non ubbidisce?
Voleva la pappa, io volevo dormire; voleva essere
cambiato, io volevo bere; voleva coccole, io
stavo fumando,; ma che voleva quel marmocchio?
Solo richieste; in fondo, quella volta che ho
cercato di farlo star zitto l'ho solo legato alla
terrazza, mica l'ho buttato giù, di sotto.
E poi i vicini... al diavolo pure loro,
perfettini e pronti a farsi gli affari miei,
avete chiamato l'assistente sociale, il giudice
mi ha tolto Luca? Meglio, così ora sono sola,
faccio quel che mi pare, forse dovrei pulire la
casa, fare una doccia, ma che importa, tanto sono
sola, non viene mai nessuno qui....... ed ho
paura.
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