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NECROLOGIO A GASPARE
di Alberto Barbata
Si curvarono nella notte
gli alberi di ulivo saraceno
l'alloro maestoso
il gelsomino incipiente
la zagara odorosa
nella casa sibilò il vento
sollevò la polvere degli anni
le piccole creature avanzarono
al suono delle arpe celesti
bussarono
e sull'uscio tremante
una voce dolce e mesta
accolse il lento corteo
io ti solleverò sul mio velo bianco
disse la giovane donna
ascolta il tuo Brams,
e su queste note ritroveremo una strada
per gli spazi della misura infinita.
Addio, arrivederci Gaspare, mon cher ami, tu che avevi
letto tous le
livres, che li avevi amati, che mi avevi insegnato a
leggerli e a
custodirli, ci rincontreremo in qualche angolo degli
sperduti spazi, ci
sederemmo ancora una volta per recitare Federico Garcia,
per sentire la
terra desolata, il cimitero marino, le illuminazioni, e
poi non ti ricordi
di Medea, di Edipo, dei Sette contro Tebe, e poi di
Giulietta e di Marcel e
di Ulisse?
Lo so che stai attraversando il paese sulla
tua bicicletta
nera, e saluti e baci le strade dritte, le bianche case e
la piazza amata
a lungo attraversata nelle notti insonni, non hai
dimenticato
nessuno. Questa città per intero ti saluta e ricorda la
tua non dolce
ironia, la tua schiva e pudica veste di signore, il tuo
cordiale ed
affettuoso sorriso, la tua generosa sensibilità in un
mondo di barbarie
e d'incultura, nella tremenda solitudine del nostro
tempo, allorquando ti
sei ritrovato coi tuoi filosofi di un tempo a dibattere
con te stesso il
tema della vita e della morte, nella tua isola segreta,
senza scampo, senza
fuga, senza ritorni. Grati conserveremo non solo il tuo
perenne ricordo e
le tue opere sofferte e struggenti, esaltatrici della
materia più
semplice e più povera, i tuoi pastelli, i tuoi collages,
le composizioni
scultoree, simbolo d'amore per la tua terra, ma anche e
soprattutto la tua
voglia di combattere, nel segno dell'arte e della
scrittura, per un
mondo pulito, rinato alla cultura e alla vita.

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