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dalla raccolta: Mille lune ... e una

Notte lusitana  
Notte yemenita
Notte bahiana
Notte veneziana
Notte magiara
Notte madrilena
Notte romana
Notte a Saint Tropez
Notte ad Auschwitz (Oswiecin)
Notte ucraina
Notte a Cracovia
Notte a Iguazu'
Notte fredda ed azzurra
Notte d'attesa
Prima che venga la sera
Pasquale ha preso la patente
Notte chiara insonne

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NOTTE LUSITANA


Offri il grembo fecondo a questa tarda luna
lusitana, amata mia, e godi al suo chiarore
mentre ti guardo e m'eccito perché triste
è il fado e triste è il mare per chi non torna
le vele ha spiegato il desiderio al lento e sordo
calpestio della morte sull'anima mia piagata


offri il grembo fecondo, amata mia, offrilo
inarcandoti finché il fallo di luce non penetri
nel profondo del tuo piacere che s'avanza

ora innanzi ora al seguito della certa morte

voglio che l'illuminazione mi colga impreparato
voglio che al culmine dell'amplesso lunare
capisca da quale mare nasco ed in quale mi perdo
oceano infinito
di ogni sapere di ogni limite
che qui ci condanna a non tentar
altra via oltre l'eternità


offri il grembo fecondo alla luna lusitana
dalle il sorriso del mio piacere
poi chiudi questa storia lontana
immaginandola.


Giugno 1994


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NOTTE YEMENITA


Bianca luna nel cielo di Sana'a
navigando l'azzurro dei tuoi occhi
d'incanto perso nel canto della notte
delle mille e una che qui si narrano
respiro l'incenso che il corpo ti santifica
e nei profumi in lente volute magiche
di fumo odoroso occhi marini penetro
nei tuoi veli Salomeh affido i pensieri
oblio d'oppio e doppio il mio essere uomo
occhi di mare nella poesia dell'infinita
tua sensualità mentre danzi per me
lieve sul fondale della luna yemenita
tra calce bianca barocca d'intarsi
figlia dell'umor sacro farfalla vellutata
che aleggi sfiorando la fantasia
ignorante della fisica della meccanica
su preziosi tappeti di pelle tua di seta

resta in attesa falena meravigliosa
impaziente del tuo navigatore
che stanco approdi all'estremo gravar
del sogno.


Marzo 1994


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NOTTE BAHIANA


Odo scalpitar cavalli lusitani
sui ciottoli consunti al Pelurinho
odo lontani lamenti rassegnati
nei canti degli schiavi deportati
impastate in queste pietre vive
vita e morte e miracolo di terra

ascolto stentorea la voce battagliera
uccidete gente di Lisboa, Oporto
Braga, Coimbra e Setubal
per la gloria santa do Portugal
in nome del cattolicissimo suo Re
piantate croci nei sudici cuori
offrendole a santa madre chiesa
che questa Bahia sia Salvador
o Cristo liberator do Brasil.

Vento del tempo che ancor soffi
recando trascrizioni di potenza
la potenza che più non è e pur resiste
se la pietra di ricordi ancor risuona
di voci e sangue e lampeggiar di spade
nella notte sofferente al Pelurinho
dove l'aria s'addensa come fiume caldo
ed il vento pesa come tormento eterno
e samba bossa e fado sono l'esistenza.

T'ho vista qui coraggiosa fanciulla
ladra di professione e garrota de programma
in nome del dollaro, cristo di Bahia.
Muoiono meninos pa rua proprio qui sotto
muoiono e ridono come fai tu nel far l'amore
mi parli italiano con tal disinvoltura
puttana intelligente per no morir igual pa rua
come gli scheletri dei bambini che sognano
sui cartoni ,
come i contadini sem terra che piantano
tende e grane e bandiere rosse
nei giardini cantando vana vittoria
a bocca chiusa
come gli schiavi deportati
e negli occhi meravigliati sussulta il cuore
e s'inonda d'antiche nostalgie di lotte e amori.


Non guardare, divertiamoci meu amor


Ora l'aria densa si fa pioggia calda e nebbia
m'offri il seno rifatto nel taxi dell'alba fradicia
e mi bisbigli eros falando brasileiro misto all'italiano
finché s'oblia tutto e ritorna il guerriero
lordo di sangue e di terrore peccato al Pelurinho.

A Bahia esta noite non sarò tuo schiavo
augusta mia negriera a pagamento
vorrò rinchiudermi nel pelusogno
dello sconforto che mi sopravanza
e nudo con te nuda accanto offrirò sacrifici
al cristo dollaro che infili dopo nei calzini
di bambina che non sa perché ride.


Luglio 1997


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NOTTE VENEZIANA


Scivola liquida la notte lungo la strada nuova
giù dal ponte delle guglie fino a San Marco
passeggiando con passo stordito esili fantasmi
s'impossessano come viandanti del settecento
dei nostri corpi frementi d'amorosi spasmi.
Subito cambia il profumo e si sente l'oriente
le spezie rare le sete preziose e i broccati
sulle banchine quanta vita fino a Rialto dei tedeschi
la sfilata birichina delle cortigiane incipriate fin sul petto
portato ben sostenuto e nudo ad onor dei cavalieri.

Nuova Sodoma sotto i porteghi scuri e muti
non più cavalli a scalpitar selciati ma ombre nere
liquide come l'acqua cheta dei canali chiusi
fascino del volto mascherato inquieto desiderio
silenzio complice come stasera che ci avvolge
il tempo sembra non ci trapassi amore mio
sei tu cortigiana ed io il protettore
e mi trastullo a giocar a moscacieca con la morte.
Ti dico, guarda: il lume spento nella stanza
non è poi diverso da quello spento ora
per far l'amore, nell'infinito piacere indefinibile
fremono vene ma non esiste gioia dell'eterno godere
tu non ridi mai, chiudi sapiente gli occhi e sei fantasia
tra mostri che t'inseguono eccitati così ti sento
nel silenzio lungo la strada nuova la notte vola
e tu cortigiana sempre uguale con la maschera nera
dipinta con frenesie di orge barocche ciprie e rossetti
sparsi sul corpo nudo umido di notti e di umori
ti fai eco nostalgico di pensieri tra i campielli
mille anni son passati da quando acerba t'offrivi
e non uno abbiam vissuto come qualcosa o qualcuno
bloccasse il tempo nella mente ormai fossilizzata
siamo come pali millenari piantati nell'argilla dei fondali
sostenendo la Venezia dei nostri corpi dissolventi
patetici e frementi nell'eternità che ci appartiene
non ti crucciare amante mia se bravi non fummo
il cavaliere in me con cui m'hai tradito migliore non è stato
e la cortigiana sapiente infine calore non aggiunse
a questi corpi che si girano addormentandosi appagati
come palazzi sghembi e campanili sorprendenti
ma ancor presenti nella Venezia nostra del sogno incantato.


Dicembre 1996


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NOTTE MAGIARA


Vien da Pest il tram correndo
sul ponte del Danubio sonnolento
che qui s'allarga gonfio e riposante
tra odori acri e paprica piccante
nei dedali dei ristoranti e sexy cafè.
A Buda invece l'Unno s'avverte ancora
e l'Avaro ed il Magiaro e l'antico Romano
ed il grasso e lamentoso canto Ottomano.
Attila venne da Oboda fabbrica d'armi
terra di zingari cicogne e corvi neri
e tanti ricordano fierezza e mistero
di un popolo venuto da chissadove
dove terre bruciano e lune languono
in fondo all'oriente ove questa lingua
soggiornò più a lungo nella torre di Babele
per essere unica, bella , fedele
e gioia immensa , segreto di pochi.

I martini nessuno li capisce mai
neanche dopo morti impiccati in silenzio
come Nagy o maciullati inermi sulle vie
a sparar proiettili imbecilli ai carrarmati
poveri martiri ungheresi di quarant'anni fa'
nomi sbiaditi sulle lapidi e nelle piazze
che i vecchi ricordano nei rosari di chiacchiere
innanzi ad altari benedetti aspergendo lacrime


a destra signori e poi alla vostra sinistra
prima dei bagni turchi e dei giardini imperiali

raschiano fuliggine dai palazzi gli ungheresi
risorti alla libertà anche di suicidarsi
le camere ardenti si spengono nel paese
sostituite da esplosioni di oscenità

godete turisti lasciatevi andare alla sessualità
ma state attenti a non farvi abbindolare
dalle bambole procaci senza reggiseno
e dai papponi che stanno ad aspettare


cala silente la sera e svelta si tinge il viso
ma questa luna piana s'attarda nel parlare
delle strade invase e di studenti ad immolar vite
verso una libertà che non c'è stata


oggi sesso e droga fanno più dei cannoni
e resiste nei volti scuri la cadenza del dominio

passata fierezza dei principi d'Ungheria
che guardavano a destra Vienna e a sinistra
quella patria di favola che nessuno sa.

La gente s'affretta per il freddo delle strade
sciama, ride ed è triste, altera e soggiogata
come mondi in conflitto tra due sponde.

Nelle viuzze di Pest arriva ricchezza insperata
la città apre le porte e si fa sposa innamorata
cullandoti nei letti soffici d'antica ospitalità
e t'ama con forza di reni abituati allo scudiscio
attratta fascinosa dall'ultimo invasore.

Sei turbata dai giovani maschi neri e torvi
sembrano baschi o clandestini curdi
te li bevi in un sorso d'acqua ma quanto sbagli
hanno costruito di furbizia nuovi intrugli
annusando l'inchiostro del denaro americano ti vendono ciò che vuoi facendosi ruffiani
e scordano volentieri quella parte della gloria
che nelle luci dei casini e sexy shop non fa storia.

Nella notte fredda ci ritiriamo con la gente comune
ed ho sognato il libero galoppo dei cavalli nella puzta
sentendomi l'Attila ridicolo che ansima gradasso
sotto il corpo tuo come abitudine che non muore
finché non si ferma al guado attonito e stordito
davanti alla croce ed alla sacralità della follia.

novembre 1996


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NOTTE MADRILENA


Oltre l'infinito si perde la speranza
la poesia si fa paura e avanza lenta
nella stanza tua si spegne e muore.

Nei paseos che ammiro confuso
penso alla fine della mia fantasia
accecato dalla luce di Velasquez
consumato dalla malattia di Goya
annullato dai verdi di El Greco.

Mi sento il Prado del mio essere
pinacoteca della poesia
ho sprecato l'anima come se fosse mia
con il tempo che ripone nel contenitore
frammenti disordinati d'immaginazione.

Mi schiaffeggia il viso questo vento
caldo violento arabo ed innocente
che s'incunea al Sol da otto punti
raggi di Spagna ostensorio di santi
riportandomi alla vita originale.

Han dipinto superbi palazzi ad Alcalà
chiudendo nostalgie leggiadre alla Mayor
fontane e laghi e a Cibeles fatta Madonna
recitano rosari di riti e di preghiere
nel piccolo universo delle specificità.

A plaza de toros muoiono tori dalle cinque
ogni domenica del signore messa di sangue
fino al calar della tarda notte Madrilena
e nell'eterno fluire delle sensazioni
talvolta poetar è ridicola esercitazione
museo dell'anima e dell'ispirazione.

Meglio stasera immaginar Picasso
cercando nelle tele i suoi straniti sessi
che s'infilino dovunque voglia tu sentirli
solo così saprò di vivere cercandoti
nel piccolo mondo degli essere concreti.
Distorte labbra e occhi senza simmetria
anche questo può essere poesia
sublimando l'eros delle tue percezioni
che mi trasmetti con tremante avidità
come s'adagia la notte sulla città.


Ottobre 1997

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NOTTE ROMANA


( Campo dei fiori. A G. Bruno, filosofo nolano)


Per quanto sia infinito
io contengo tutto l'universo
i mondi le galassie
le stelle nove e quelle spente ormai
ed ancor splendenti
come nulla che r-esiste.

E l'invisibile universo che in me vive
e pulsa e muta e scorre
uno ed unico fino alla morte
si fonde con l'universo d'altri mondi
e vive d'infinito
l'infinito dei numeri
dei pensieri
delle emozioni
come una cosa sola
come un sol sospiro
come il primo respiro
che avanti tutto il tempo
ci ha voluto pensanti
giocatori di folli fantasie
mai paghi mai felici
capaci tuttavia d'arrivare
oltre i limiti
di ciò che i limiti
non può avere
e trovarvi con semplicità
il principio del tutto.


17 febbraio 2000

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NOTTE A SAINT TROPEZ


Non ci trovo niente nelle viuzze storte
tra tanta gente che ti riempie l'aria
e mangia e mangia e non si ferma mai
e fa code d'ore per bere e consumare.

Stufato ed imbronciato s'è fatto il mare
quello che rimane tra le chiglie d'oro
e c'è chi aspetta paziente fino al domani
che faccia passerella pure Armani
o l'attricetta bambolina fatta a cocaina.

Non ci trovo niente nei defilè di sfarzi
né in questo strano campanile tozzo
nulla m'ispira la teoria dei venditori
che giocano da artisti e da pittori.

Non trovo niente di eccitante nella bolgia
non mi dà piacere l'ovattata orgia
che si consuma ubriaca sul vascello
dove si ride al danaro ed al bordello.

Devi andar lontano e innamorarti delle luci
quando la luna viene su enorme dal massiccio
devi star lontano fuori dall'impiccio
e giudicare Saint Tropez un bel capriccio
di donna assatanata in cerca di emozioni.

La cosa più inquietante e perniciosa
è una donna polacca madre meravigliosa
che stende la mano accanto alla boutique
e tutti guardano come nuovo genere d'applique.


Luglio 1999

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NOTTE AD AUSCHWITZ (OSWIECIN)


Cameriera per favore una camomilla
una tisana non vede sto sudando
in questo forno a gas io sto morendo
lasciando pulci ed occhialini al suo museo.

Per favore cameriera non mi dica ebreo
non mi rubi la maglietta non si prenda la gavetta
non mi chiami ebreo cameriera ormai son morto.
E nulla è risorto.


Giugno 2000

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NOTTE UCRAINA


Tracciamo il solco al Papa in questa terra
dove tutto è rimasto al tempo comunista
assomiglia perfino a Cuba tranne nei colori
in miseria, sofferenza e mafia dei dolori.

Sterminata pianura fra l'acque dei fiumi
colossali scheletri di capannoni arrugginiti
è venuto il mercato fin quassù coi suoi ruggiti
chiedendo braccia terra e donne esportazione
da portare nelle periferie della prostituzione.

Qui trovi tutto si fa anche il baratto
i dollari fanno ammattire tutto ad un tratto
preti dottori filosofi santi ed indovini
e gli ucraini rimangono zingari e contadini.

Le vecchie ormai nessuno più le cerca
carne giovane e violenta ordina la cosca
e sono stessi gl' ucraini che fanno da sensali
vendendo figlie ed amanti ai piaceri sessuali.

Ho visto ville lussuose accanto a dei tuguri
un giornalista che aveva usato toni duri
è stato ucciso durante un tempestoso infarto
dagli uomini del regime che si prende il quarto
su ogni stilla di sudore e sui frutti ormai maturi.

Nulla all'orizzonte si fa chiaro e trasparente
quando verrà Paolo forse cadranno i muri
sperando che qualcuno eviti a questa gente
la vergogna di pagare perfino gli auguri.

Tutto c'è qui e tutto si può comprare
mancano soli i soldi ma si può ovviare
ogni domenica partono da ogni dove
pulmini stracarichi di pacchi e buone nuove.

Caro uomo mio, sai ho sposato un malato italiano
grazie al passaporto falso ed a te mio ruffiano
spero che questo vecchio tiri subito le cuoia
con la pensione sua ci compriamo un po' di gioia.


Giugno 2000

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NOTTE A CRACOVIA


T'appare subito città straordinaria
crocevia di riti ed emozioni
porta aperta della santità
città devota nella carità.

Sul castello lassù fortificato
immagine riflessa della vicina Praga
è passato il pensiero europeo
e la santa credenza universale

Città operosa e senza sfarzo
i polacchi sono umili e pazienti
e imparano a far miracoli
perfino gli ubriachi impenitenti.

Stemmi e divise e campanili enormi
qui si è composta la divina profezia
qui è soggiornata sor filosofia
per dire all'eterno la sua infinità.

In questa piana sempre uguale
ove si fan strade e fabbriche e motori
aleggia nell'aria anch'essa pianeggiante
un sottile velo di afa e di colori.
Non so se poi corrisponde al vero
però si dice ch'è passata la Madonna
ed è rimasta qua, nenia quella nonna.

Giugno 2000


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NOTTE A IGUAZU'


Mondo d'acqua che s'annoda
e s'aggroviglia in vortici migranti
nelle rapide che vanno scemano
nella foresta dei verdi cangianti.
Per scale e sentieri ti immergi
nel battesimo delle nuvole sospese
suoni si fanno armonie precise
di un' invisibile orchestra nei silenzi
tropicali.
E nei silenzi palpita la memoria
tra richiami di lemuri innamorati
e va alle mille acque ed ai ruscelli
che s'associano al canto universale.
Notte umida e brumosa ed aria liquida
non c'è nulla che ti guasti l'incantesimo
quando scende il buio discreto sulla sera
e nella mente si fa serena nostalgia di canti.
Come culla è l'acqua che mi sento
palpitare sacralmente dentro
e qui ti vorrei ora, amore mio
per rinnovarmi nel silenzio antico
della creazione.


Aprile 1997

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NOTTE FREDDA ED AZZURRA


Luna che s'alza
nel gelido cielo invernale
perduto lontano
nei mondi più freddi
e nei tuoi occhi chiusi
l'ansia di perderti nel sogno
incubi vortici immani
colori che sfumano
nel nulla del bianco

per poi svegliarti
e vedermi dormire
accanto a te
ghiro insolente.


Febbraio 1975

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NOTTE D'ATTESA


Quassù è fresca la sera di settembre
amore mio che stai per darmi un figlio
e sento il tuo travaglio
odo il tuo lamento soffocato e stanco
e la paura che s'aggrappa alla mia
e la dolcezza dell'attesa palpitando.

E' notte già profonda e sola
e tutto io sento nel mio ventre
come se partecipassi anch'io
al miracolo che avviene nel tuo
mia sposa immacolata

e non scende sonno al calar della luna
sempre più nitida stampata nel cielo
e risuona la campana delle ore
laggiù in alto sulla montagna
tre lumicini ardenti parlano
di oro incenso e mirra
e quest'epifania mi rende buono
questa notte ancora fredda
finché non fa alba chiara
e vedo la carne mia fatta carne
col tuo amore
col tuo dolore
amore mio
in una mangiatoia
là fuori le mura, a Betlemme.


Settembre 1974

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Prima che venga la sera

S'infuoca talvolta il cielo
prima che sfilacci cobalto
dicono che autunno abbrevia
il dì e le speranze.
Si scalda spesso il cuore
prima che sobbalzi improvvisi
dicono che i mesi consumano
l'anno e le fantasie.
Così d'incanto aurore e tramonti
battono sull'orologio della vita
e sulle cicatrici del tempo
sorridi in attesa di un bacio
che sappia di clandestinità
e di conforto.
Poi, prima che venga la sera,
accompagni i colori sulla linea
ultima dell'orizzonte, dondolando
pensieri peregrini.


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Pasquale ha preso la patente


Oddio come è cresciuto Pasquale
ha preso la patente il mio ragazzo
così è come gli altri miei figlioli
ed io un padre uguale a tanti padri.

Guida sicuro la mia auto Pasquale
allegro imbarca i suoi amici a bordo
e scorazza fantasticando per le vie.

Non pensavo potesse crescere tanto
e in fretta il mio Pasquale.

Ho voluto sedermi al suo fianco nella guida
ad occhi chiusi ho sentito il vento in volto
lo stesso che scompiglia la sua chioma bionda
e ci fa vivere lo stesso tempo senza data.

Pasquale inebriandosi l’avverte
sa che il vento è nostro perché sorride
ad occhi chiusi sento che i suoi brillano
mentre corriamo insieme la stessa via
come è cresciuto il mio ragazzo oddio
come cresco assieme a lui anch’io.

26 dicembre 1999

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Notte chiara insonne

Nei solchi che ti segnano il volto
germoglia il seme del ricordo
e sei ancor più bella mentre attendi
sbriciolando il tempo tra le dita.

Non eri la baccante misteriosa
che nelle notti del nostro autunno
ora colmi la bocca mia del petto tuo
tracimante dalle mani mie incontinenti
né il ventre tuo incendiava palpitanti gemiti
come fa ora pur grave e deformato
la mia raffinata fantasia meditabonda
appena si alza il vento e gonfia
animi di voluttà inesplicabile.
Corpi snelli e sodi e nudi
par che imprigionino nel levigato
loro aspetto la sapienza c’ha da venire.
Non ti addormentare col tempo tra le dita
e nel silenzio dimmi dell’inverno
che s’annuncia.


Settembre 2000

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